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Storia

La Fiera rappresenta, nel contesto dell’identità della comunità di Godega, il tassello più appariscente, non tanto nell’evidenziare l’evoluzione tecnica dei mezzi agricoli, anche se tanto ha contribuito a migliorare la realtà contadina e ad alleviare le fatiche, quanto come compendio del lavoro e del progresso dell’uomo nel lento scorrere dei secoli.


La Fiera di Godega, nella sua struttura odierna, è la sintesi di due antiche manifestazioni, probabilmente coeve, le quali, fino al dopoguerra, hanno avuto storie parallele: il mercato franco di Godega, a marzo e la fiera di Sant’Urbano di Pianzano, a maggio.
Entrambe queste manifestazioni agricole nascono verso il mille quando, esauritesi le violente spallate migratorie dei popoli orientali e nordici, riprende la vita nelle campagne e si assiste ad una grande spinta economica e demografica di tutta la nostra zona.
Le origini si perdono nelle nebbie storiografiche dell’alto medioevo, quando realtà e leggenda si intersecavano e si intrecciavano in vincoli complementari e inscindibili, tramandate di generazione in generazione in forma orale e pittoresca. Infatti, la leggenda vuole che questa Fiera sia nata al seguito delle orde barbariche che, entrando in Italia da Est, ponevano i loro vasti accampamenti di “Jurte” in zone asciutte e salubri, come il Campardo, ma nello stesso tempo vicine all’acqua che sgorga copiosa poco più a sud, lungo la linea delle risorgive. Ipotesi originata proprio dal toponimo di Godega, cioè “Villa Gotica” che indica chiaramente un piccolo insediamento di Goti, popolazione germanica che, sotto la guida di Alarico e poi Teodorico, invase l’Italia nel V° secolo.


In quel periodo la nostra zona era inglobata nell’Agro Centuriato Opitergino, avviato da Cesare per premiare Opitergium dell’aiuto fornitogli in occasione della guerra civile contro Pompeo (49 a.C.):
Proprio dai nomi di questi antichi legionari romani, stabilitisi in loco con le loro famiglie, traggono origine i toponimi di molti nostri paesi. Così si desume essere stato nel nostro caso, se si pensa che l’Antica Fiera di Godega è nata e si è sviluppata proprio qui, nel baricentro fra le più importanti città del territorio.
Ma se questa è un’opinione opinabilissima, basata solo su ipotesi e leggende popolari che travalicano le rigide regole imposte dal metodo scientifico, sia nell’analisi dei fatti che nella ricerca scrupolosa di dati comprovanti l’enunciato storico e tali da garantire l’autenticità, ben altra considerazione meritano i documenti scritti che trattano della fiera e ne fissano inequivocabilmente la storia.


Tra il XIII° ed il XIV° sec., tutta la zona tra “Plavis et Liquentia” fu oggetto di aspre contese tra le grandi Signorie venete ed il Patriarcato di Aquileia. E non a caso nel Campardo, scelto proprio per la sua centralità, nel 1331, sotto l’arbitrato del vescovo di Ceneda, si ritrovarono le delegazioni opposte per stipulare un accordo. Da un lato i potenti Scaligeri, signori di Verona e di mezzo Veneto, protettori dei da Camino, dei da Carrara, dei dal Verme e del Potestà di Conegliano; dall’altro uno schieramento non meno imponente: il Patriarca Pagano della Torre, spalleggiato dagli imperiali tedeschi e dai feudatari friulani dei da Porcia, da Prata, da Polcenigo....Accordo subito disatteso, naturalmente, in “primis” dai bellicosi da Camino.
In questo contesto storico travagliato, troviamo il cenno più antico sul mercato di Godega che porta la data del 1343, quando il potestà di Treviso trasmette a Venezia i giorni solenni e di mercato delle città e ville (paesi) dei territori appena inglobati dalla Serenissima alla scomparsa dei da Camino. In altre note, poche invero, si legge che detto mercato, che si teneva a marzo come oggi, si svolgeva “ab immemorabili” e vi si davano “ per antica consuetudine feste da ballo e tripudj”.


Più prestigiosa e ricca di annotazioni storiche la vita della fiera di Sant’Urbano. Documenti del ‘600 ci riconducono alle dispute tra la famiglia friulana dei Del Ben con la famiglia dei da Camino.
Questo epico scontro vide la disfatta di Ghirardo da Camino, cosichè il vincitore, Bombello Del Ben, determinò di “sollenizzar la festa di Sant’Urbano, il giorno nel quale si era ottenuta la vittoria.
Stando a questo documento, sulla cui autenticità permangono peraltro dei dubbi, la fiera si terrebbe fin dal 1186 e avrebbe quindi ben 814 anni!
Ma non è certo questo che fa grande la Fiera di Godega, bensì il ruolo determinante che essa ha via via ricoperto nello sviluppo socio-economico dell’intero circondario, favorendo da sempre scambi commerciali, contrattuali e tecnologici, ed entrando nel cuore e nelle consuetudini della gente che la considera, e a ben ragione, un appuntamento a cui non si può mancare, come auspicio per l’entrante nuova stagione agricola.
Una manifestazione che ha visto sempre rivolta l’attenzione al futuro per anticiparne lo sviluppo, in maniera particolare in questi ultimi anni nei quali l’evoluzione tecnologica ha compiuto passi da gigante rischiando di emarginare o sopprimere tutte le realtà locali, come la nostra, ricche di tradizioni, ma, spesso, prive di risorse economiche ed umane.


Le risposte delle ultime Amministrazioni sono state la ricerca di tecniche di allevamento non tradizionali prima e la tutela dell’ambiente attraverso metodi di coltura e costruzione ecocompatibili poi, con proposte tali da qualificare l’Antica Fiera di Godega come fiera all’avanguardia nel settore.

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